12.03.2013 / 10:51

ITALIA: Il mercato teme uno stallo istituzionale

Dalle urne emerge un sentimento anti-austerità
La ferrea politica di risanamento dei conti pubblici portata
avanti dall’Italia per rispettare gli accordi presi con
Bruxelles non ha mancato di riflettersi sull’esito delle
elezioni politiche. Le urne hanno evidenziato più della
metà dei consensi indirizzati verso forze anti-austerità
quali il Pdl e il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo con
rispettivamente il 29% e il 25% dei voti. Da subito, in
assenza di una maggioranza al Senato, è emerso il
rischio di ingovernabilità certificato dal pesante calo di
quasi il 5% per Piazza Affari all’indomani delle elezioni.
Il nuovo Parlamento si insedierà il 15 marzo e settimana
prossima si avrà il via delle consultazioni. Pierluigi
Bersani, leader della coalizione di centro-sinistra che si
è aggiudicata il premio di maggioranza alla Camera, ha
dettagliato un piano composto da otto punti da portare
avanti con l’eventuale sostegno del Movimento a 5
Stelle. Grillo al momento ha però escluso la possibilità
di fornire un appoggio, chiudendo anche all’ipotesi di
sostegno a un esecutivo tecnico. Il mercato teme uno
stallo istituzionale che potrebbe protrarsi e portare a un
ritorno alle urne. Il presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano, ha precisato che il Paese non è senza
governo, con l’esecutivo Monti che resta in carica e rappresenterà
l’Italia al Consiglio Europeo di metà mese.


Incertezza politica spinge Fitch a tagliare il rating
L’esito del voto italiano non ha lasciato indifferenti le
agenzie di rating. Fitch ha abbassato il merito di credito
dell’Italia a “BBB+” ritenendo improbabile la formazione
di un nuovo governo stabile “con l’incertezza che ne
deriva che crea un contesto non favorevole alle riforme
strutturali”. Un declassamento potrebbe arrivare anche
da Moody’s in caso di un peggioramento nelle condizioni
di finanziamento e di ulteriore deterioramento delle
prospettive economiche del Paese. L’Italia rischia di
fatto un prolungamento della recessione che attanaglia
la penisola già da sei trimestri consecutivi. Il 2012 è stato
archiviato con un Pil in contrazione del 2,4% dovuta
alla flebile domanda interna (-3,9% i consumi) complice
la forte stretta fiscale, mentre ha tenuto bene l’export
(+2,3%). Inoltre a gennaio la disoccupazione si è spinta
ai massimi dal 1992 all’11,7%. Di contro appaiono sotto
controllo i conti pubblici con rapporto deficit/Pil sceso
al 3% (dal 3,8% del 2011) che permette all’Italia di chiudere
la procedura d’infrazione avviata dall’Ue nel 2009. Nonostante
la recessione, il Tesoro italiano ritiene che le misure fiscali
adottate saranno sufficienti per ottenere una ulteriore riduzione
del deficit nel 2013.


Piazza Affari tenta risalita dopo il febbraio nero
Dopo una prima reazione emotiva, i mercati si sono mostrati
abbastanza clementi con l’Italia e non ci sono state ripercussioni
eccessive sui titoli di Stato. Le prime aste post-voto
hanno attratto una buona domanda per Bot semestrali e Btp
con il rendimento del titolo decennale che si è mantenuto tranquillamente
sotto la soglia del 5%. Guardando a Piazza Affari,
il bilancio di febbraio è stato molto magro (-9% circa) con un
parziale recupero nel primo scorcio di marzo. In difficoltà nelle
settimane post-voto soprattutto il comparto bancario, mentre
continua il trend positivo di titoli quali Ferragamo, Azimut e
Luxottica sostenuti dai positivi conti 2012.

FONTE: RBS