04.06.2013 / 14:53

CINA: SI FOCALIZZA SULLA CRESCITA INTERNA

Cambiano le priorità
La Cina non sembra più intenzionata a premere al
massimo il piede sull’acceleratore per raggiungere
i forsennati ritmi di crescita a cui si era abituata
nell’ultimo decennio. Il ricambio ai vertici politici,
consumatasi negli scorsi mesi, ha visto subito i
nuovi leader convinti sostenitori della necessità di
rendere il Paese meno vulnerabile alle turbolenze
della domanda mondiale, ossia meno dipendente
dall’export, spostando le attenzioni sempre più verso
lo stimolo dei consumi interni. I nuovi vertici sembrano
anche intenzionati a rendere meno invasiva
l’ingerenza dello Stato sull’attività economica privata.
Il nuovo premier Li Keqiang ha parlato di una vera e
propria “rivoluzione auto impostata” con una preferenza
verso una crescita guidata dai meccanismi di
mercato piuttosto che da investimenti pubblici diretti.


Fmi e Ocse limano stime di crescita
L’economia cinese ha iniziato l’anno senza scossoni
con il Pil in rialzo del 7,7% annuo nei primi 3 mesi,
in rallentamento dal +7,9% precedente. Gli ultimi
riscontri indicano delle difficoltà con l’indice Pmi
manifatturiero elaborato da Hsbc sceso a maggio a
49,2 punti, sui minimi degli ultimi 7 mesi. La prima
economia asiatica arriva da un 2012 chiuso con
un progresso del Pil nell’ordine del 7,8%, il ritmo
più basso dal 1999. La Banca Mondiale nel suo
ultimo rapporto sulla Cina ha evidenziato come nel
Paese del Dragone la crescita nell’ultimo anno sia
rallentata soprattutto in virtù degli sforzi di riequilibrio
dell’economia a favore dei consumi interni. Le
prospettive per l’intero 2013 sono di un sostanziale
mantenimento dei tassi di crescita con il governo
che ha confermato al 7,5% il suo target di crescita
del Pil grazie anche al sostegno di un incremento
del 10% della spesa pubblica. Settimana scorsa il
Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al ribasso
le previsioni sulla seconda economia mondiale,
portandole al 7,75% per l’anno in corso, lievemente
al di sotto dell’8% indicato in precedenza, citando
i rifl essi di un’economia globale fragile. L’istituto di
Washington ha caldeggiato nuove misure a supporto
dei redditi delle famiglie. Taglio delle previsioni an-
che da parte dell’Ocse che vede quest’anno un +7,8% del
Pil cinese. Secondo le previsioni degli analisti interpellati
da Bloomberg l’economia di Pechino dovrebbe migliorare
leggermente nel secondo e nel terzo trimestre dell’anno,
attestandosi rispettivamente a +7,8% e +8%.


Prima parte d’anno senza verve per la Borsa cinese
I primi 5 mesi dell’anno hanno visto mantenersi in rosso
bilancio per l’azionario cinese. L’indice Hang Seng China
Enterprise Index (Hscei) – composto dalle azioni di classe
“H”, ossia di azioni di società cinesi ma negoziate ad Hong
Kong (e quindi negoziate in dollari di Hong Kong) – da inizio
2013 segna una flessione del 6,5% circa, uniformandosi
alla sottoperformance che quest’anno contraddistingue
tutti i principali mercati emergenti. A livello di fondamentali
l’indice cinese ai livelli attuali risulta a sconto rispetto all’Msci
Emerging Markets (7,8 volte il p/e atteso per il 2013
rispetto al 10,7 dell’Msci Emerging Markets).

FONTE: RBS