10.07.2013 / 11:15

PETROLIO BRENT: RIALZO PER CRISI EGIZIANA

Crisi egiziana spinge il Brent
Massimi da tre mesi per le quotazioni del Brent. Nonostante
l’annuncio del progressivo ritiro delle misure di stimolo da parte
del presidente della Fed Ben Bernanke e il rallentamento dell’economia
globale, nelle ultime sedute l’intensifi carsi delle tensioni
in Egitto ha riportato il rischio geopolitico al centro del mercato
petrolifero spingendo i prezzi in quota 107 dollari il barile. Il
golpe militare che ha destituito il presidente Morsi mette a rischio
il traffico nel canale di Suez (da cui transita il 5% del greggio
globale trasportato via mare) e il funzionamento dell’oleodotto
Suez-Mediterranean che ogni giorno trasporta 2,24 milioni di barili
di greggio.


Consumi attesi in ripresa nel secondo semestre
Nel suo resoconto mensile diffuso a metà giugno, l’Organizzazione
che raggruppa i Paesi esportatori di greggio (Opec)
ha rilevato che nel 2013 la crescita della produzione a stelle e
strisce permetterà all’offerta dei Paesi non-Opec di aumentare
di un milione di barili giornalieri. Per quanto riguarda il cartello, a
maggio l’offerta è salita di 106 mila a 30,57 milioni di barili giornalieri
grazie all’incremento dell’output saudita che nel corso della
stagione estiva intensifica la produzione per soddisfare i maggiori
consumi di elettricità innescati dal massiccio utilizzo dei condizionatori
d’aria. Per quanto riguarda le richieste, l’Organizzazione
con sede a Vienna ha limato di 10 mila barili la stima relativa la
crescita della domanda nell’anno corrente portandola a 780 mila
barili, sostanzialmente in linea con il dato 2012. L’Opec ha però
precisato che la view potrebbe essere rivista al ribasso “a causa
della debolezza dell´economia europea e dei possibili rallentamenti
della ripresa statunitense”. Nel corso del secondo semestre
2013 i consumi globali saliranno di 900 mila barili giornalieri, 200
mila in più rispetto alla prima parte dell’anno. Sotto i rifl ettori ci
sono le richieste in arrivo dalle economie emergenti che secondo
l’Eia (Energy Information Administration, il braccio statistico del
Dipartimento dell´Energia statunitense), ad aprile si sono attestate
a 44,5 milioni di barili giornalieri superando (+0,2 milioni), per la
prima volta nella storia, quelle dei Paesi Ocse.


Prezzi attesi in contrazione
Per i prossimi mesi il consenso degli analisti prevede un ritracciamento
dei prezzi a causa dei minori acquisti da parte del primo
importatore mondiale di greggio, la Cina, che a maggio ha visto le
importazioni scendere al livello più basso dal settembre 2012, e
dell’abbondanza dell’offerta, aggravata dal boom dello “shale oil”
negli Stati Uniti (che ha drasticamente ridotto gli acquisti di greggio
light sweet, molto simile a quelli estratti dalle rocce argillose).
In un report pubblicato lo scorso 10 giugno l’Eia ha incrementato
dell’11% il dato relativo le risorse petrolifere complessive in scia
dei 345 miliardi di barili di riserve di petrolio “shale”. Secondo
l’agenzia statunitense nel secondo semestre il prezzo medio del
Brent si attesterà a 102 dollari per scendere in quota 100 dollari
nel 2013. Maggiormente improntata all’ottimismo la view fornita
lo scorso 19 giugno dall’Economist Intelligence Unit che nella
seconda parte dell’anno vede il prezzo medio del benchmark
globale a 105 dollari.

FONTE: RBS