10.07.2013 / 11:22

LIRA TURCA AI MINIMI STORICI RISPETTO AL DOLLARO USA

Minimi storici rispetto al dollaro
Le tensioni politiche che nell’ultimo mese hanno attraversato
la Turchia si sono riflesse in forti tensioni sulla valuta
locale. Le proteste divampate a Istanbul e nelle altre
città turche contro il premier Erdogan hanno allertato gli
investitori che nell’ultimo anno si erano progressivamente
avvicinati alla realtà turca grazie anche alla promozione a
investment grade decretata prima da Fitch e poi da Moody’s.
Prima conseguenza è stato un forte rialzo dei rendimenti
offerti dai bond locali accompagnato dalla discesa
della Lira Turca arrivata a toccare il minimo storico rispetto
al dollaro Usa. Il cross Dollaro/Lira si è spinto fino ai nuovi
massimi oltre quota 1,96, con la divisa turca in calo di
quasi il 10% da inizio anno. Circa la metà dei ribassi sono
arrivati dal 30 maggio in avanti, ossia dall’inizio delle
proteste contro la costruzione di un’area commerciale al
posto di Gezi Park al centro della città di Istanbul. Anche
rispetto all’euro la Lira presenta un saldo 2013 negativo
che però si limita al 7% circa con cross euro/Lira tornato
sopra quota 2,50.


La banca centrale tampona discesa
Il rischio di una discesa eccessiva della valuta turca ha
comportato la necessità di un intervento energico da
parte della banca centrale. L’istituto guidato da Erdem
Basci nel corso del mese di giugno è intervenuto più volte
con interventi diretti sul mercato valutario vendendo dollari
Usa al fine di calmierare la volatilità del mercato valutario.
Già prima delle proteste contro l’azione autoritaria di
Erdogan, la banca centrale aveva mostrato un maggiore
attivismo rispetto al passato per sostenere al meglio
l’attività economica del Paese. L’intensificarsi dello
stimolo monetario si è tradotto nella prima metà dell’anno
nella discesa del reporate a una settimana al 4,5% con il
contestuale ritocco al ribasso del cosiddetto corridoio dei
tassi passato a 3,5-6,5. Il forte appoggio all’azione dell’istituto
centrale è arrivata proprio dal governo di Ankara

con il ministro dell’Economia, Zafer Caglayan, che ha indicato
la possibilità di fare scendere il tasso di riferimento
fino ai livelli di Paesi quali la Corea del Sud (pari al 2,5%).
Dopo la debole crescita del 2012 (+2,2%), la Turchia mira
a tornare a ritmi di crescita più sostenuti con le previsioni
del governo che sono di un +4% per poi salire a +5% nel
2014.


Stretta sui tassi in arrivo causa pressioni inflattive
A intralciare l’azione di rilancio della congiuntura c’è
l’acuirsi delle tensioni sui prezzi. A giugno l’inflazione è
risalita all’8,3% dal 6,51% precedente e ben oltre il target
del 5% indicato dalla banca centrale. Una fi ammata che
ha alimentato le attese di un cambio di strategia monetaria
con un rialzo dei tassi che diventa sempre più probabile
nel corso della seconda metà dell’anno. Il consensus
Bloomberg vede una salita al 4,75% del repo rate già in
questo trimestre per poi salire al 5% entro fine 2013. Il
cross Dollaro/Lira è invece visto ritracciare sotto quota
1,90 già questo trimestre.

Fonte: RBS