11.10.2013 / 8:19

Ungheria,  fuori dalla recessione e miglioramento dei conti pubblici

Ritorno alla crescita nel secondo trimestre
L’Ungheria è uscita dalla recessione e i venti di crisi sem-
brano essersi smorzati. Il Prodotto interno lordo unghe-
rese ha evidenziato nel secondo trimestre dell’anno una
crescita dello 0,5% su base trimestrale, mettendo fine a
cinque trimestri consecutivi di contrazione. Il Paese cen-
troeuropeo ha cominciato così ad agganciarsi al nucleo
stabile della “nuova Europa”, ossia la dinamica Polonia e
le iperindustrializzate Repubblica Ceca e Slovacchia. Il
governo magiaro si aspetta un aumento del Pil dello 0,7%
sull’intero 2013 e del 2,1% per l’anno prossimo, trainato
dalla domanda interna ma soprattutto dalle esportazioni
nel resto d’Europa. Un altro segnale positivo per il Paese
è arrivato sul piano delle finanze pubbliche. Lo scorso
maggio, il Consiglio europeo ha deciso di togliere l’Un-
gheria dai Paesi sorvegliati speciali, abrogando la proce-
dura per disavanzo eccessivo (insieme a Italia, Lettonia,
Lituania e Romania). Inoltre questa estate il governo è
riuscito a rimborsare in anticipo il resto del credito che il
Fondo monetario internazionale (Fmi) le aveva concesso
nel 2008 versando nelle casse di Budapest 2,15 miliardi
di euro.


Caldo il fronte politico, a primavera le elezioni
Non mancano però incertezze sul futuro del Paese. Oltre
ad avere un’economia strettamente collegata alle sorti del
Vecchio continente, l’Ungheria deve affrontare nei pros-
simi mesi il delicato test delle urne. Nella primavera del
2014 infatti gli ungheresi saranno chiamati a votare per il
nuovo governo. I sondaggi danno come favorito l’attuale
premier Viktor Orbàn, leader del partito nazionalcon-
servatore ed euroscettico Fidesz, con quasi il 40% dei
consensi. Al potere dal 2010, Orbàn è stato al centro di
critiche da parte degli organismi internazionali, per il suo
atteggiamento ostile alle ingerenze internazionali e le sue
misure poco ortodosse per rimettere in sesto l’economia e
i conti. Critiche che sono giunte anche dal fronte interno:
Julia Kiraly si è dimessa dal suo incarico di vicegover-
natrice della Banca centrale ungherese, per protestare
contro la politica di nomine attuata da Orbàn che a giudi-
zio della Kiraly ha ridotto l’istituto centrale a un semplice
ratificatore di politiche monetarie rischiose e dunque di
danneggiare sia la banca che l’economia del Paese. La
National Bank of Hungary dall’agosto 2012 ha ridotto
progressivamente il costo del denaro.

Nell’ultima riunionedi fine settembre, l’istituto guidato da Gyoergy Matolcsy, ex
ministro dell’Economia e fedele del premier Orban, ha abbas-
sato i tassi di interesse al minimo storico del 3,50%. La banca
centrale ha fatto sapere che proseguirà nelle sue sforbiciate,
prevedendo una inflazione sotto il 3% nel medio termine.


Listino di Budapest in moderato rialzo nel 2013
I miglioramenti sul fronte economico non hanno scosso più di
tanto la Borsa di Budapest. Da inizio anno l’indice BUX, che
raccoglie le blue chip del Paese, mostra una performance
solo lievemente positiva (+1,4%). A influenzare questo panie-
re contribuiscono soprattutto le prime tre società del listino
che da sole rappresentano oltre l’80% dell’intero indice. Nel
dettaglio si tratta della compagnia petrolifera Mol (30% del
paniere), del gruppo finanziario Otp Bank (30%), il maggio-
re istituto di credito del Paese, e della società farmaceutica
Richter Gedeon (21%).

FONTE: RBS