22.10.2013 / 8:24

BRENT: NORDAMERICA VERSO AUTOSUFFICIENZA DA FONTI ALTERNATIVE, CINA PRIMO CLIENTE DELL'OPEC

La rivoluzione dello “shale oil”
Giusto quarant’anni fa, causa l’intervento nella guerra dello Yom
Kippur, i Paesi arabi riuniti nell’Opec avviarono l’embargo petroli-
fero contro gli Stati Uniti facendo quadruplicare in pochi giorni le
quotazioni del greggio. Oggi il mercato è profondamente cambiato
e il peso dell’Organizzazione di cui fanno parte i Paesi esportatori
di greggio si è decisamente ridimensionato. Negli ultimi anni il
boom del greggio estratto da fonti non convenzionali, una tecnica
utilizzata in prevalenza in Nord America, ha ridisegnato il merca-
to petrolifero e nel giro di pochi anni potrebbe spingere la prima
economia verso un traguardo impensabile fino a qualche anno fa:
l’autosufficienza energetica.


Output Opec ai minimi da due anni
Nel 2014 l’Agenzia internazionale dell’Energia (Iea) stima che la
produzione complessiva dei Paesi non facenti parte dell’Opec
crescerà in media di 1,7 milioni di barili giornalieri facendo registra-
re la performance migliore dal 1970. In controtendenza invece la
produzione di greggio del cartello che a settembre si è attestata a
30,05 milioni di barili giornalieri, 390 mila in meno rispetto al mese
precedente e livello minore da due anni. Nonostante la ripresa
della produzione libica, passata dai 150 mila barili di quest’estate
a 700 mila barili (meno della metà rispetto all’output potenziale), il
calo è da ricondursi alle forniture in arrivo dall’Iraq, alle prese con
problemi alle infrastrutture e lavori di manutenzione nei giacimenti.
Ma i problemi non riguardano solo Libia e Iraq: l’Iran paga pegno
alle sanzioni internazionali e la Nigeria è pesantemente penalizzata
dal crollo della domanda statunitense. Nonostante l’output ai mi-
nimi da due anni, la produzione targata Opec è stimata in ulteriore
contrazione poiché nel report mensile pubblicato il 10 ottobre
l’Organizzazione con sede a Vienna ha detto di attendersi nel 2014
un calo delle richieste per il proprio greggio di oltre 300 mila barili a
29,56 milioni giornalieri. La domanda complessiva è invece stimata
in crescita a 90,78 milioni di barili, oltre un milione in più rispetto a
un anno prima. A fronte di un andamento economico ancora fragile
nei Paesi sviluppati, la crescita è riconducibile all’aumento delle
richieste in arrivo dalle economie emergenti. Per l’Opec il primo
cliente è diventata la Cina che, secondo i dati della società di con-
sulenza Wood Mackenzie, nei primi sei mesi dell’anno ha importato
una media giornaliera di 3,7 milioni di barili, 200 mila in più rispetto
agli Stati Uniti. Lo stravolgimento è particolarmente signifi
cativo se si pensa che nel 2004 gli Stati Uniti acquistavano ogni giorno circa
5 milioni di barili di Petrolio dai Paesi Opec e la Cina solo 1,1 milioni.


Prezzi stimati in arretramento
Stimare l’andamento dei prezzi futuri del greggio non è agevole a
causa dell’imprevedibilità delle vicende geopolitiche. Guardando ai
soli fondamentali, una domanda azzoppata da un contesto macro
ancora incerto e un’offerta a livelli “confortevoli” dovrebbero portare
a un progressivo indebolimento delle quotazioni. Il consenso elabo-
rato dagli analisti contattati da Bloomberg nel quarto trimestre stima
il prezzo medio del benchmark globale a 107 dollari, oltre 2 dollari
in meno rispetto ai livelli attuali. Il trend ribassista è destinato a con-
tinuare nel primo e nel secondo trimestre 2014 quando un barile di
Brent è rispettivamente stimato a 105 e a 103 dollari.

Fonte:RBS