22.08.2014 / 19:57

IL PUNTO MACRO DI ZEYGOS

I dati Macro in Europa hanno subito un significativo peggioramento nel corso del mese di luglio. Sia i paesi core che i paesi periferici hanno risentito da un lato della crisi Russa e dall’altro hanno evidenziato un rallentamento della crescita, della produzione industriale e dei principali indici di fiducia del settore manifatturiero. Nella prima settimana di agosto si è assistito quindi ad un'accelerazione nel processo di sell off sui titoli italiani dopo la pubblicazione del deludente dato sul PIL che, con un calo dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, si è attestato ad un livello inferiore alle attese. Nei primi sei mesi del 2014 dunque, l'Italia è entrata nuovamente in recessione tecnica, con conseguenze negative sul rapporto debito/pil e deficit/pil. Inoltre, le prime indagini relative al mese di luglio non depongono a favore di una ripresa dell'attività economica nel terzo trimestre dell'anno. Il PMI manifatturiero è sceso ai livelli minimi da 8 mesi e segnala un’espansione della produzione ad un tasso inferiore rispetto a quanto registrato ad inizio anno. Il PMI sulle vendite al dettaglio mostra uno scenario nettamente negativo ed anticipa una marcata contrazione delle vendite, determinata da un basso potere di acquisto da parte dei consumatori e dal calo della fiducia. Soltanto il settore terziario si mantiene su livelli sostenuti. Anche nel resto d'Europa la situazione è tutt'altro che positiva: in Francia le indagini PMI mostrano una contrazione nel settore manifatturiero e delle vendite al dettaglio, mentre in Germania il report sugli ordini industriali nel mese di giugno mostra una contrazione del 3,2%, contro attese del consensus pari a +0,9%. La debole performance della Germania è determinata dall'indebolimento della domanda proveniente dagli altri paesi dell'area euro, dove si registra un calo degli ordini del 10,4%. Non va dimenticato inoltre l'impatto negativo generato dalle tensioni geopolitiche tra Russia ed Ucraina, che nei prossimi mesi potrebbero determinare un calo della fiducia con ripercussioni negative sull'export e sulla domanda interna di investimenti. In questo contesto, la riunione della BCE dei primi di agosto non ha dato segnali di un intervento immediato. Questo scenario non depone a favore dei mercati che continueranno a subire la pressione degli investitori USA sia sul comparto azionario che obbligazionario (bond periferici). Per assistere ad un miglioramento del sentiment è necessaria un’azione più incisiva da parte della BCE. Azione che tarda ad arrivare.