21.09.2014 / 13:33

IL PUNTO MACRO DI ZEYGOS

Turchia La sorpresa al rialzo nella crescita dei prezzi potrebbe indurre la banca centrale ad arrestare il processo di allentamento della politica monetaria. Il deficit in conto corrente continua a diminuire. In linea con il trend recente, l’indice dei prezzi al consumo nel mesi di luglio ha sorpreso al rialzo, mostrando una crescita dello 0,45% rispetto al mese precedente, contro attese del consensus pari a +0,1%. Su base annua, il tasso di inflazione è salito da 9,2% a 9,3%. La rilevazione di questo mese si differenzia dalle precedenti in quanto la sorpresa al rialzo è stata più marcata e diffusa in tutte le principali categorie di beni. Finora il rialzo dell’inflazione era dovuto al settore alimentare che, a causa delle nevicate in inverno e delle piogge troppo brusche in estate, è andato incontro ad una marcata riduzione dell’output con effetti rialzisti sui prezzi. Inoltre, la struttura oligopolistica di tale mercato, combinato con gli elevati dazi all’import, contribuiscono a mantenere i prezzi su livelli sostenuti. Attualmente l’inflazione di tale settore si attesta al 12,6%, pesando più di 3 punti percentuali sull’inflazione totale. A luglio, il rialzo dello 0,3% nei prezzi degli alimentari è stato soltanto uno degli elementi che ha determinato la sorpresa al rialzo. La pressione è stata molto eterogenea ed ha interessato 11 delle 12 categorie prese in considerazione, a tal punto che anche l’inflazione di tipo “core”, che non tiene conto di cibo ed energia, è passato da 9,7% a 9,8%. Tale andamento dell’inflazione pone dei seri dubbi sulla credibilità della banca centrale che nell’ultimo report, pubblicato solo due settimane prima della rilevazione sul CPI, aveva mantenuto la stima sull’inflazione 2014 al 7,6%. Aumentano le possibilità di un’improvvisa interruzione nel processo di allentamento della politica monetaria. A giugno, il deficit in conto corrente a 12 mesi si è ridotto a 52 miliardi di dollari, contro i 52,7 miliardi del mese precedente, attestandosi al 6,5% del PIL. Si tratta di una riduzione meno marcata rispetto a quanto registrato nei primi 5 mesi dell’anno, quando il deficit è passato dal 7,9% del PIL al 6,6%. La contrazione del deficit è stata determinata da una crescita delle esportazioni, salite del 4,3% su base annua, ed una contrazione delle importazioni, pari al -1,1% annualizzato. Come anticipato nei mesi scorsi, l’export turco sta beneficiando di un incremento della domanda proveniente dall’area europea (in particolare Olanda, UK e Italia). Si tratta di un trend che dovrebbe proseguire nei prossimi mesi e che dovrebbe determinare un’ulteriore riduzione del deficit, anche se l’escalation di tensioni geopolitiche (specialmente in Iraq) pone seri rischi su tale outlook.