06.10.2014 / 19:35

IL PUNTO MACRO DI ZEYGOS

Il calo dell’inflazione core al di sotto del 7% testimonia l’efficacia delle politiche monetarie e fiscali restrittive perpetrate negli ultimi due anni. Deludente invece il dato sulla produzione industriale. Ad agosto il tasso di inflazione scende dall’8% al 7,8% in linea con le attese del consensus. Rispetto al mese precedente si registra un incremento dello 0,6%, guidato dal rialzo dei prezzi dei beni alimentari, saliti dell’1%, dopo il +1,4% registrato a giugno. Il tasso di inflazione dei beni alimentari continua dunque a crescere portandosi al 9,2% contro il 9,1% del mese precedente. Tuttavia, nelle prime settimane di settembre i prezzi di tali beni hanno subito un inversione di tendenza piuttosto netta, grazie al ribasso dei prezzi degli ortofrutticoli che, dopo l’incremento sequenziale del 45% a giugno e del 20% a luglio, mostrano un calo del 10% nella prima decade di settembre. Inoltre, i prezzi delle commodity sono in contrazione e si attestano ad un livello più basso di circa il 2%/3% rispetto ad un mese fa. Questa discesa marcata ed improvvisa dei prezzi potrebbe determinare una forte discesa del tasso di inflazione nel mese di settembre, che può scendere al 7% su base annua o ad un livello addirittura inferiore. Anche l’inflazione core nel mese di agosto mostra una crescita del tutto moderata, pari al +0,3% rispetto al mese precedente. Per la prima volta dall’inizio della serie storica del core CPI, il tasso di inflazione core annualizzato è sceso al di sotto del 7% (6,9%), un elemento accolto positivamente dai mercati, in quanto evidenzia come le politiche fiscali e monetarie restrittive perpetrate negli ultimi due anni abbiano contribuito a far scendere il tasso di inflazione core di circa 300 punti base da gennaio 2012 ad oggi. Considerato tale andamento, la banca centrale potrebbe posticipare il rialzo dei tassi inizialmente previsto entro la fine del quarto trimestre 2014 al primo trimestre del 2015. La produzione industriale a luglio delude le attese per il secondo mese consecutivo, scendendo dello 0,3% rispetto al mese precedente ed attestandosi allo 0,5% annualizzato, ampiamente al di sotto rispetto all’1,9% previsto dal consensus. Si registra dunque un indebolimento dell’attività economica ad inizio del terzo trimestre. Le attese riguardanti un rimbalzo marcato nella produzione dei “consumer durables” dopo il calo del 19% m/m registrato a giugno sono state disattese, e la crescita è stata di appena il 3,2%. A livello settoriale, il settore manifatturiero mostra una contrazione dell’1%, il settore mining sale del 2,1% (un tasso inferiore rispetto al +4,5% del mese precedente) e la produzione di elettricità mostra un incremento dell’11,7% (più basso rispetto al 15,7% del mese scorso). Tale rilevazione evidenzia una domanda domestica ancora piuttosto debole. La sensazione è che la produzione industriale possa tornare a correre solamente in caso di un incremento della domanda proveniente dall’estero.