27.12.2014 / 12:42

IL PUNTO MACRO DI ZEYGOS

Petrolio View: Moderatamente Negativa Petrolio L’attenzione degli operatori nell’ultimo mese è stata rivolta quasi esclusivamente alla riunione dell’OPEC svoltasi lo scorso 27 novembre. L’esito di tale riunione ha delineato lo scenario peggiore per le quotazioni del petrolio. La produzione di petrolio non è stata tagliata e non è stato inviato nessun richiamo ufficiale a rispettare il limite di 30 milioni di barili al giorno. Inoltre, non è stato annunciato alcun vertice straordinario, prima di quello già fissato per giugno. L’Opec ha dunque deciso di affidare alle leggi del libero mercato il compito di aggiustare il prezzo, in base al trend attuale di domanda ed offerta. Tale scelta è basata sulla strategia del cartello di instaurare una guerra dei prezzi, in particolare con gli Stati Uniti, con l’obiettivo di costringere quest’ultimi a tagliare la produzione. Pur avendo sottolineato di non avere un prezzo di riferimento, nel corso del vertice ha iniziato a circolare la cifra di 60 dollari al barile. Sembrerebbe infatti che i sauditi abbiano intenzione di tollerare una discesa del petrolio nel breve termine fino a 60 dollari al barile in previsione di una nuova risalita dei prezzi nel medio-lungo periodo, almeno fino ad 80 dollari, quando lo sviluppo dei progetti di shale oil sarà in fase di rallentamento. Anche i russi di Rosfnet sembrano attualmente in grado di tollerare il ribasso del petrolio, dichiarando di avere margini di sicurezza sufficienti, dato il basso costo di produzione, pari a circa 4 dollari al barile. Nelle giornate successive alla riunione, le quotazioni del Wti e del Brent sono scese rispettivamente a 64,5 dollari e 68 dollari al barile, ai minimi dal 2009.