19.01.2015 / 18:34

IL PUNTO MACRO DI ZEYGOS

Russia La crisi politica in Ucraina ha oscurato le prospettive di crescita dell'economia russa, e le nuove sanzioni da Europa ed USA nei confronti della Russia e viceversa hanno fatto male sia agli importatori che agli esportatori. Il crollo del prezzo del petrolio non ha fatto altro che peggiorare tale situazione e potenzialmente le sue implicazioni economiche e fiscali sull’economia russa sono ancora maggiori rispetto all’impatto delle tensioni geopolitiche con l’Ucraina. Petrolio, gas ed i prodotti a loro collegati rappresentano circa i due terzi delle esportazioni totali russe e le esportazioni sono pari ad un terzo del PIL. Per questo motivo, il paese potrebbe risentire pesantemente del calo dei prezzi del petrolio nel medio termine. L’immediata conseguenza di tale scenario è stata una pesante svalutazione del rublo. Per affrontare la situazione d’emergenza, le autorità russe sono state costrette a ricorrere ad aggiustamenti che potrebbero nel medio termine creare distorsioni con il rischio di impattare in maniera molto marcata sulla crescita. La banca centrale durante una riunione straordinaria ha deciso di alzare il costo del denaro di 6,5 punti percentuali al 17%. Tale livello, se mantenuto per lungo tempo, potrebbe condurre l’economia russa verso una profonda recessione, aggravando gli attuali problemi economici e fiscali con un ulteriore aumento della disoccupazione. La decisione di alzare i tassi è dovuta anche al rapido rialzo dell’inflazione registrato negli ultimi mesi. Quest’ultimo è passato dal 6% annualizzato dello scorso aprile fino al livello record del 9,1% nella rilevazione del mese di novembre. La pressione sul rublo si è successivamente attenuata grazie all'intervento del ministero delle Finanze, che ha annunciato di aver iniziato a vendere parte dei 7 miliardi di dollari di riserve in valuta estera, dopo che la banca centrale aveva venduto sul mercato oltre 10 milioni di dollari di riserve nel giro di un mese. Tuttavia, l’accumulo di riserve monetarie è un processo che richiede molto tempo e la scarsità di esse potrebbe rappresentare un problema nel medio termine. Il rialzo dei tassi di interesse ha determinato un impatto molto negativo sulle banche locali, con i tassi interbancari tornati ai livelli della crisi del 2008. La banca centrale dovrebbe prima o poi riconoscere l’insostenibilità di un livello così elevato dei tassi di interesse, che rischia di stroncare pesantemente l’attività economica del paese, e lasciare che il rublo si aggiusti in maniera autonoma. In questo modo, l’impatto negativo della recessione attuale sarebbe meno pesante ed il settore bancario si troverebbe in una posizione migliore per sostenere la riallocazione delle risorse che saranno richieste dal deprezzamento della moneta.