13.03.2015 / 19:04

IL PUNTO MACRO DI ZEYGOS

Cina L’andamento del mercato immobiliare rappresenta un rischio al ribasso rilevante per la crescita futura del paese. La pressione ribassista sul tasso d’inflazione mostra un’intensificazione nel mese di gennaio. Nel mese di gennaio i prezzi delle abitazioni mostrano un calo del 5,3% annualizzato, proseguendo il trend ribassista evidenziato nei mesi precedenti. La pressione ribassista risulta in accelerazione rispetto al mese precedente, quando il calo risultò del 4,5%. Su 70 città prese in considerazione, 64 hanno mostrato un declino dei prezzi, 4 non hanno subito variazioni e soltanto in due casi si registra un incremento. Il declino dei prezzi resta dunque molto distribuito lungo il territorio, anche se in misura inferiore rispetto al record registrato nei mesi di settembre ed ottobre quando in 69 città su 70 si registrarono prezzi in discesa. Tale dato lascia poco spazio ad una possibile ripresa dei prezzi nel breve termine. Le politiche accomodanti implementate dalla banca centrale, tra cui l’allentamento delle restrizioni sui mutui, il taglio dei tassi d’interesse e la rimozione delle restrizioni all’acquisto delle abitazioni, possono determinare un impatto solo marginale, in quanto il vero problema risiede nell’eccesso di offerta. Considerato ciò, nel corso del 2015 la correzione dei prezzi nel mercato immobiliare cinese dovrebbe proseguire, anche se ad un passo più moderato rispetto a quanto registrato nell’anno precedente. Gli investimenti nel mercato residenziale dovrebbero decelerare ulteriormente nel 2015, dopo il calo del 10,5% registrato nel corso dell’ultimo anno. Ancora più pesante potrebbe essere l’impatto del calo degli investimenti nel settore immobiliare commerciale, segmento che rappresenta il 25% degli investimenti totali effettuati nel mercato immobiliare. In tale segmento l’attività economica è ancora molto elevata (+22,7 nel 2014) ed il trend ribassista potrebbe risultare in accelerazione nel 2015, con pesanti rischi al ribasso sulla crescita. Il tasso d’inflazione a gennaio si attesta allo 0,8% annualizzato, in evidente rallentamento rispetto all’1,5% del mese precedente. Si tratta della rilevazione più bassa da novembre 2009. Rispetto a dicembre, il tasso d’inflazione ha mostrato una contrazione dello 0,4%. L’indice dei prezzi alla produzione mostra un intensificazione della pressione deflattiva, attraverso un calo del 4,3% su base annua contro il -3,3% del mese di dicembre. Tale pressione deflazionistica riflette il calo dei prezzi delle commodities e conferma le indicazioni preliminari derivanti dalle indagini PMI. Il calo del prezzo del petrolio è stato determinante nel calo dell’inflazione a gennaio, tuttavia anche l’indebolimento della domanda domestica potrebbe aver contribuito. L’inflazione core mostra infatti un calo, anche se di minore entità, passando dall’1,3% di dicembre all’1,2%. Nel corso del 2015 il governo potrebbe introdurre una serie di riforme orientate ad accelerare la crescita dei prezzi per i settori del gas, elettricità, acqua e trasporti. Tali riforme potrebbero mitigare gli effetti deflazionistici determinati dal basso prezzo del petrolio e permettere al tasso di inflazione di mantenersi ad un livello vicino all’1% annualizzato.