21.03.2015 / 12:47

IL PUNTO MACRO DI ZEYGOS

Turchia L’andamento del deficit in conto corrente riflette la ripresa dell’export turco nel corso del 2014. Il trend del tasso d’inflazione potrebbe complicare le scelte della banca centrale in tema di politica monetaria. Il deficit in conto corrente nel mese di dicembre si attesta a 6,8 miliardi di dollari, determinando una riduzione del deficit a 12 mesi da 47,3 miliardi di dollari (pari al 5,8% del PIL) a 45,8 miliardi di dollari (pari al 5,6% del PIL). Tale risultato conferma il miglioramento intrapreso negli ultimi anni dal paese nel commercio estero, che ha favorito una progressiva riduzione del deficit in conto corrente dal 7,9% del PIL nel 2013 al 5,6% del 2014. Il paese è riuscito ad incrementare la propria quota di esportazioni in particolare verso i paesi europei, dove si registra una crescita dell’export dell’8,8% annualizzato nel 2014, mentre l’export negli altri paesi è salito complessivamente dello 0,4%. Lo share delle esportazioni turche dirette verso l’Europa è salito al 43,5% nel 2013, in rialzo di 2 punti percentuali rispetto al 41,5% dell’anno precedente. Molto incoraggiante il trend registrato nelle esportazioni verso gli Stati Uniti, che nei mesi di novembre e dicembre hanno evidenziato una crescita rispettivamente del 25% e del 34% annualizzato. Viceversa, le esportazioni verso la Russia sono scese del 22% nel mese di dicembre e del 15% complessivamente nel 2014. La difficile situazione in cui versa la Russia rappresenta un fattore di rischio importante per il commercio e per il settore terziario della Turchia e probabilmente continuerà e pesare anche nel corso del 2015. I turisti russi rappresentano circa il 12% dei ricavi totali derivanti dal turismo per la Turchia. Il calo previsto di tali ricavi nel corso del 2015 dovrebbe essere compensato però dal minor costo dell’energia. Al momento il calo del prezzo del petrolio si è trasformato solo marginalmente in un calo delle bollette energetiche, a causa di particolari caratteristiche degli accordi siglati dalla Turchia per le importazioni di energia. Tuttavia, con il passare del tempo gli effetti benefici dovrebbero manifestarsi in misura sempre maggiore. Il tasso di inflazione nel mese di gennaio mostra una crescita superiore alle attese, evidenziando un incremento dell’1,1% rispetto al mese precedente, contro attese del consensus pari a +0,7%. Tale rialzo è stato guidato principalmente dalla crescita del 3,5% dei beni alimentari. Tuttavia il dato sull’inflazione core, in rialzo dello 0,2% rispetto al mese precedente contro attese pari a -0,2%, evidenzia che la pressione inflazionistica è distribuita anche sulle altre categorie di prodotti. Dopo il dato di gennaio 2013, si tratta del secondo incremento più elevato nelle rilevazioni relative al mese di gennaio degli ultimi 10 anni. Tale rilevazione potrebbe ritardare il declino nelle aspettative di inflazione atteso da lungo tempo. Nonostante il calo registrato negli ultimi mesi, le aspettative sul tasso d’inflazione sono ancora superiori al target ufficiale del 5%. L’andamento dell’inflazione rende ancora più difficile il compito della banca centrale, ormai da tempo alle prese con una forte pressione politica per l’implementazione di misure monetarie espansive.